I PAESAGGI DI FRANKENSTEIN

Installazioni site-specific esplorano i paesaggi di Frankenstein, tra scarti robotici e monumentalità, interrogando isolamento, rifiuto e identità, nel presente

Avatar utente

Personale scolastico

Un Progetto di Scenografia e Installazione Artistica
Liceo Artistico – Classi del Triennio di Indirizzo Scenografia (Progetto FSL)
Vi invitiamo a entrare in questi “paesaggi” scenici per riscoprire il significato profondo dell’essere umano e dell’essere “diverso”.

L’Anima Solitaria e la Nuova Carne
Il Dipartimento di Scenografia è lieto di presentare le installazioni site-specific nate dal progetto triennale “L’ESTETICA DELL’ABBANDONO: I PAESAGGI DI FRANKENSTEIN”.

Gli studenti delle classi di indirizzo hanno affrontato il capolavoro di Mary Shelley non come un mero esercizio di ricostruzione storica, ma come un potente specchio per interrogare la società contemporanea sui temi dell’isolamento, del rifiuto e della Hybris (la superbia umana).

Non ci siamo limitati a “illustrare” una scena; abbiamo dato forma ai luoghi dell’anima di Frankenstein e della sua Creatura, reinterpretando il concetto di “mostro” in chiave attuale e robotica, fatto di scarti e di materia recuperata.

Le Installazioni nel Cortile d’Ingresso

  1. Il Rifiuto in Sospensione
    Nel cortile d’ingresso, le nostre Creature robotiche, assemblate con materiali di recupero, siedono in un’attesa silenziosa e malinconica sulle altalene. L’aspetto meccanico e frammentario sottolinea la loro condizione di “scarti” e la critica al consumismo, mentre l’atto di dondolare evoca la ciclicità del rifiuto sociale e l’eterna solitudine.
  2. Hybris e Monumentalità
    Sulla parete che dà accesso al pubblico esterno si erge imponente una grande sagoma di Frankenstein (circa 3 metri di altezza). Questa figura, realizzata con pannelli isolanti per l’edilizia, non è solo un’icona, ma il simbolo della dismisura, dell’ambizione sfrenata e della costruzione artificiale dell’identità. È la manifestazione fisica della Creatura che, a causa della superbia del suo creatore, diviene un elemento estraneo e monumentale nel paesaggio urbano.

Obiettivo e Visione

Il progetto ha inteso esplorare come la scenografia, andando oltre il palcoscenico, possa diventare uno strumento di analisi sociale e riflessione filosofica. Le installazioni sono luoghi fisici e concettuali in cui lo spettatore è invitato a confrontarsi con l’Estetica dell’Abbandono: la bellezza aspra che emerge dai margini, dal riuso e dalla dolorosa ricerca di umanità in un mondo sempre più alienato.

SFOGLIA LA GALLERIA DELLE FOTO

In un cortile esterno coperto di foglie autunnali c’è un’altalena in metallo color turchese, vista di lato. Sulla tavola dell’altalena è seduta una creatura robotica costruita con materiali di recupero: il busto è un cilindro arrugginito arancione, la testa è un barattolo metallico con fili che escono dall’alto, le braccia sono tubi neri flessibili e ai piedi ha due grossi “stivali” arancioni. Sullo sfondo, davanti all’ingresso di un edificio moderno con porta a vetri e alcune piante in vaso, compare sulla parete una grande sagoma verde di Frankenstein, stilizzata e alta più di una persona, che sembra osservare il robot sull’altalena con le mani sollevate.

Documenti

Luoghi

Sede Centrale

Via Santa Caterina, 10 - Treviso